Ligabue naif, contro violenze della vita

Una vita segnata da drammi familiari e da violenti crisi nervose, con ricoveri in manicomio prima nella natia Svizzera poi a Reggio Emilia, ma dedicata interamente alla pittura, dagli autoritratti agli animali selvaggi e domestici, ai paesaggi agresti fino ai mondi fantastici e lontani scaturiti dallo sfogliare libri. Pare ruotare attorno al binomio "sofferenza e creatività" l'esperienza esistenziale e artistica di Antonio Ligabue, il pittore italo-svizzero (Zurigo 1899 - Gualtieri 1965) al centro della mostra monografica aperta dal 22 settembre al 17 febbraio, nelle sale dei Musei Civici agli Eremitani, a Padova. "Antonio Ligabue. L'uomo, il pittore" (catalogo Skira), attraverso una settantina di dipinti, tre dei quali inediti, dieci opere su carta e sette sculture, vuole essere "un percorso attraverso la vita e l'arte di un artista la cui vicenda esistenziale è dominata dalla solitudine, dall'emarginazione, riscattate solo da uno sconfinato amore per la pittura".

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